Kill Bill


Uno sfondo nero e il respiro affannato di una donna accompagnano la scritta di un “antico proverbio Klingon”: “La vendetta è un piatto che va servito freddo”. Segue l’immagine in bianco e nero del viso insanguinato e coperto di graffi di una giovane sposa ansimante stesa a terra. Poi l’inquadratura dei passi di un uomo che le si avvicina e la sua voce calma che rivolge alla donna poche forti parole, mentre mostra allo spettatore la sola mano intenta a pulire il sangue dal volto di lei. Nel silenzio un’ultima richiesta di pietà nella voce spezzata della supplicante sposa. Uno sparo e la voce di Nancy Sinatra che inizia a cantare*.

Questa la prima scena di Kill Bill, questo il modo in cui la mente brillante del regista Quentin Tarantino ci introduce all’iconica saga. Un inizio crudo, intrigante e di impatto, che darà il via ad una storia all’altezza delle aspettative.
Una storia girata come un unico lungometraggio, raccontata in due volumi datati 2003-2004 e ulteriormente suddivisa in 10 capitoli attraverso i quali la protagonista, denominata Black Mamba cerca di ottenere la sua vendetta.

Kill Bill è contraddistinto dall’inconfondibile firma di Tarantino e dalla sua capacità di rendere la violenza divertente attraverso la sua surreale esasperazione.
Ad un occhio più attento però non sfuggono neanche i caratteristici riferimenti in omaggio a registi, film, culture dei generi più disparati che donano alle due pellicole lo stile citazionista tipico del regista. In Kill Bill ritroviamo infatti l’evidente richiamo ai film di arti marziali che hanno ispirato le scene dei combattimenti e una più sottile dedica a Sergio Leone celata dietro la particolare decisione di Tarantino di coprire con un bip il vero nome della protagonista quando pronunciato dai vari personaggi. A rendere la saga un vero e proprio cult è anche l’omaggio alla cultura giapponese e l’introduzione di un frammento animato per raccontare l’origine di uno dei personaggi descrivendo azioni violente e brutali con lo stile tipico degli anime.
Evidente la mano del regista anche nella scelta della musica che, come in ogni suo film, è stata curata attentamente e perfettamente adattata alle scene di cui è non solo cornice, ma parte integrante e che con altre scelte creative singolari permette alle due pellicole di essere scorrevoli e uniche nonostante la loro lunga durata (rispettivamente 112 e 138 minuti).
I fan di Tarantino sono infatti abituati alla lunghezza dei film del regista e non solo non si lasciano scoraggiare, ma aspettano impazienti i suoi nuovi lavori e forse chissà, anche il sequel di qualche suo classico.

Sebbene siano infatti passati parecchi anni dall’uscita del secondo volume della saga che aveva donato una degna conclusione a Kill Bill, molte sono le voci riguardo ad un possibile ritorno sugli schermi della fantastica Uma Thurman nei panni di Black Mamba; voci in parte alimentate dall’entusiasmo di Tarantino ma smentite dalla sua musa. La Thurman si dice infatti scettica sulla realizzazione di un terzo volume, ma ammette anche di averne parlato in più di un’occasione con il regista.
Le speranze non sono quindi molte ma, come ben sanno i fan Tarantino, con il regista mai dire mai.

*Bang Bang di Nancy Sinatra, 1966

21/11/2020

Articolo a cura di

Anna Rocca

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