In piazza contro Xi


Il 22 ottobre 2022, nel suo XX Congresso, il Partito Comunista Cinese ha riconfermato come proprio segretario, e dunque come guida del paese, Xi Jinping.
Il dittatore, che governa la Repubblica Popolare da dieci anni, si è reso noto per la sua ferma politica di contrasto alla Pandemia, la “linea zero-Covid”. Con lo scopo di evitare il diffondersi del virus, il governo ha imposto una serie di lockdown forzati che, oltre a causare una serie di danni economici, hanno ampiamente limitato le già scarse libertà personali dei cittadini. Molte persone sono morte nei centri di quarantena per il rallentamento dei servizi basilari generato dalle chiusure.
Questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso: dopo decenni di censure, persecuzioni, soprusi e violazioni dei diritti umani, i cinesi sono scesi in piazza per protestare contro il regime. Migliaia di manifestanti, soprattutto giovani, hanno sfilato per le strade di Pechino, Shanghai, Wuhan ed Urumqi abbattendo le barriere e scontrandosi con la polizia. I dimostranti hanno intonato le parole dell’inno nazionale: “Insorgete, voi che rifiutate di essere schiavi!” mentre reggevano dei fogli bianchi o recanti scritte equazioni matematiche e citazioni di alcuni vecchi dirigenti comunisti, come il padre dello stesso Xi, in segno di sfida alla censura. Alcuni sventolavano anche le foto del rivoluzionario e prima guida del Partito Mao Zedong, come per richiamare i governanti ai valori fondanti della Repubblica. Quella che era iniziata come una protesta contro i continui lockdown è rapidamente diventata una richiesta di maggiori diritti e di più libertà. È la prima volta nella storia della Cina comunista in cui si assiste ad un movimento di contestazione così esteso, radicato e partecipato.
Inutile dire che le autorità hanno reagito con violenza davanti alle manifestazioni: la polizia è intervenuta con forza effettuando diversi arresti, i video e le foto delle proteste postati sui social sono stati censurati e il governo, dopo un apparente allentamento delle norme, ha proseguito con la sua linea disumana.
Lo slogan del Partito Comunista Cinese recita: “Servendo il popolo”. Forse è ora che i suoi membri decidano di applicarlo appieno rinunciando alla violenza ed ascoltando il grido disperato di coloro che, teoricamente, dovrebbero servire.

30/12/2022

Articolo a cura di

Davide Rampi

Mattia Fantini

IL BANFO

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